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Posts Tagged ‘esperimenti’

Ultimamente mi è capitato sotto mano un articolo sulle time-capsule, ovvero delle scatole/capsule dove infilare oggetti e scritti vari che in teoria dovrebbero resistere nel tempo per decenni, secoli o addirittura millenni per poter essere aperte in date più o meno stabilite a priori, conservando intatto il loro contenuto. L’idea mi è sembrata carina, ma mi sono reso conto che la realizzazione di queste capsule, per quanto non eccessivamente costosa, è comunque ad un prezzo di un certo livello e non di tutte le tasche. Ho pensato quindi di proporvi un progettino di una capsula che secondo me dovrebbe resistere almeno 2500 anni ma ad un prezzo decisamente più abbordabile, perchè costituita da materiali quasi tutti di recupero.

Materiali usati

I materiali migliori per questo tipo di cose sono ritenuti l’acciaio inox e, in seconda scelta, l’alluminio, ma è pur vero che non tutti gli acciai inox vanno bene e quelli che vanno bene sono decisamente costosi, idem per l’alluminio che deve essere passivato. Mi dovrebbero spiegare poi come fanno a sapere che in 6000 anni il metallo non si ossida comunque: anche l’inox ha una sua durata. Perciò ho scelto materiali plastici e vetrosi non biodegradabili chiaramente: PET (polietilene tereftalato), PE a.d.(polietilene ad alta densità) e vetro.

Progetto

Alla fine dell’articolo ho aggiunto le immagini con le misure del progetto e tutto il necessario. Si tratta di più strati uno interno all’altro, dall’interno verso l’esterno troviamo:

  1. Vaso in vetro con chiusura a vite (va benissimo quello che si usa per il caffè solubile Coop, che è cilindrico, impermeabile e contiene un cartoncino che serve ad assorbire l’umidità residua)
  2. Riempimento di vario genere (sabbia,carta, cotone, il migliore sarebbe paraffina ottenuta sciogliendo le candele che non sono di cera d’api, quelle ikea vanno benissimo)
  3. Una mezza bottiglia dell’acqua in PET che va montata rovesciata rispetto all’apertura del vaso, e va chiusa sul fondo scaldandola e sagomandola in modo da non lasciare aperture di nessun tipo, in ogni caso la cera precedente chiuderà eventuali microfessure
  4. Uno strato riempitivo di cera a base di paraffina
  5. Uno spezzone di tubo di PE a.d. (i classici tubi arancioni che si vedono in cantiere) che serve a creare una cavità
  6. Un sacchetto di quelli da congelatore, opportunamente chiuso ermeticamente
  7. Calcestruzzo ordinario creato con cemento CEM 32,5 Rck e inerti

Consigli

Innanzitutto alcuni consigli di realizzazione del calcestruzzo (CLS) le dosi giuste per 1 m³ di CLS, ma voi ne avrete molto meno, sono:       1 m³ CLS=1,2 m³ di inerti(sabbia e ghiaia)+200 l di acqua+300 Kg di cemento

L’acqua può essere aumentata, ma diminuirà la resistenza, meno ne usate e meglio è. Cercate di usare un rapporto acqua/cemento quanto più vicino a 0,32, MAI inferiore (non si idrata la pasta)e MAI sopra lo 0,6(viene fuori resistente come il burro).

Ponetevi il problema della conservazione delle cose all’interno, ovviamente non devono essere cose facilmente biodegradabili, ovviamente anche la carta se progettate di lasciarla lì un millennio tenderà a disintegrarsi. Ci son odelle utili guide in inglese a queste cose che vi lascio in calce al post.

Ad ogni strato sterilizzatelo, ovvero, il vaso lo passate in microonde 30 sec ed è già più che sufficiente, lo riempite, lo tappate. A questo punto se volete assicurare ancora di più la durata, sigillate il tappo all’interno con un giro di silicone, chiudetelo, e aspettate che si solidifichi. Poi la bottiglia, fate la stessa cosa, poi ci mettete il vaso e poi infine chiudete. Il sacchetto non è necessario perchè se è già per alimenti non dovrebbero esserci problemi. Importante è l’impermeabilità di ogni strato e sarebbe anche importante l’atmosfera interna del vasso dove metterete gli oggetti, che sarebbe meglio riempire di azoto o argon, con sistemi anche abbastanza costosi. Avrei anche ideato un sistema per riempirlo di azoto, ma per ora non ve lo spiego. Troppo complicato.

Considerazioni

Considerando i diversi strati avrete notato che nel progetto ho lasciato una piccola cavità superiore tra la bottiglia e il CLS, in questo modo la riapertura sarà possibile solo rompendo il CLS nella zona superiore con qualche buona martellata ben assestata. Sopra questa zona è il caso di mettere una targa in metallo che ricordi quando deve essere riaperta. Ovviamente durerebbe di più se fosse tutta piena, ma la sua riapertura sarebbe tutt’altro che agevole. Gli spessori ai lati di 5 cm di CLS sono stati scelti in base alla considerazione che il CLS non è impermeabile e in ambienti aggressivi gli agenti possono penetrare e corrodere le parti interne, normalmente per ambienti molto aggressivi è obbligatorio nelle strutture uno spessore di 4,5 cm, e 5 cm sono più che sufficienti. Ovviamente il vetro e il CLS sono materiali estremamente duri, ma non resistono bene ad urti, proprio per qusto il PE e il PET sopperiscono a questa mancanza, facendo in modo che una parte della capsula rimanga integra comunque. Per i tempi di durata molto dipende dall’ambiente in cui si trova, diciamo che noi consideriamo il percorso più facile secondo cui eventuali agenti, rotture, etc. si possono verificare ovvero dalla parte superiore e supponiamo che la durabilità dei materiali sia dimezzata secondo quanto stimato per la loro biodegradabilità:

vetro => 4000 anni => dimezzato => 2000 anni

PET  bottiglia=>200 anni => dimezzato =>100 anni

PET sacchetto=>100 anni => dimezzato =>50 anni

CLS =>300 anni => dimezzato =>150 anni

Totale= 2300 anni

Dovrebbe perciò resistere anche da sepolta almeno 2300 anni, altra cosa è che resistano senza degradarsi anche gli oggetti in essa racchiusi e che venga ritrovata senza essere persa nei meandri del tempo.

 

 

Link

http://www.preservation.gc.ca/info/capsule-eng.asp
http://dlis.dos.state.fl.us/archives/preservation/time/index.cfm
http://www.oglethorpe.edu/about_us/crypt_of_civilization/
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Pustola, il paramecium domestico, si è dato alla pazza gioia durante il capodanno…motivo per cui ora ha una barca di fratelli e/o figli più o meno legittimi. Constatando il suo divertimento, ho deciso di liberarlo rovesciando o’bibbitone in giardino quanto prima.

In compenso sono arrivate in casa Mariuccia e Filomena, due orchidee regalate dalla Giorgina a mia mamma, le chiamo al femminile, ma sono due transessuali. Anche Cazzabubbole, una orchidea precedente, ha finalmente deciso di rifiorire dopo una eternità. Su tutte e tre ho scoperto cose interessanti: sono Phalaenopsis ma di tribù diverse e, essendo in fioritura tutte e tre, ho deciso di fare un esperimento, ovvero di creare un ibrido (un incrocio). Giusto per non sbagliare tutto, ho fatto l’impollinazione a mano tra Mariuccia e Filomena, che erano già più avanti di Cazzabubbole nella fioritura, e dopo alcuni giorni il fiore che ho fecondato di Filomena sta cambiando forma!

Ho scoperto poi come funziona la riproduzione delle orchidee via seme e devo dire che è interessante e difficile: tutto asettico e coltivazione iniziale in vitro su una gelatina nutritiva a base di agar-agar. Se fa i semi penso che ci proverò!

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…azzz..

La piscina del paramecio non è ancora pronta si vede…in due campioni non c’era neanche un microorganizmo qualsiasi! Praticamente ho pensato di bermela, tanto per povare il gusto del “o’ bibbitone”!

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Signori e signore,

oggi parte la grande operazione “Paramecio“! Visto che la Giorgina mi ha iniziato zoologia, e visto che la VValelllellle era interessata e visto che MMMMAaaarrrcccoooporrrcooo era passivo, oggi ho preparato il long drink di coltura a base di:

  • acqua di pozzanghera
  • foglie morte in semidecomposizione
  • foglie verdi che si decomposizionaranno

Simpaticamente il barman (io) lo ha nominato “o’ bibbitone”!

Ora si aspetta qualche giorno e poi vedremo se il paramecio si fa fare il book al microscopio!

Saluti!

G.

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